Milano – Allarme prostitute sulla circonvallazione: in strada di notte 100 schiave del racket

La Repubblica 

di FRANCO VANNI

Da viale Abruzzi a Tibaldi a piazzale Lotto erano 111 le ragazze contate in una notte a metà settimana: tra di loro molte giovanissime mentre le più ‘anziane’ raccolgono gli incassi, circa trenta euro a prestazione

 

Centoundici. Tante erano in una notte a metà settimana le prostitute lungo i marciapiedi della circonvallazione esterna. È così tutte le notti da settimane, da quando in città fa caldo. Per rendersi conto di come la schiavitù del sesso in città sia visibile, tollerata e nutrita da migliaia di clienti basta seguire un percorso circolare, che parte e arriva in piazzale Lodi.
Compiendo un unico giro in senso orario lungo i viali attraversati dalla linea di bus 92,fra le 23.30 e l’una si incontrano per prime le ragazze dell’est in viale Toscana, all’incrocio con via Vittadini. Schiave di 20 anni costrette a prostituirsi per 30 euro a prestazione sugli stessi marciapiedi che poche ore prima hanno attraversato le loro coetanee che per 8mila euro l’anno frequentano la vicina università Bocconi.
Sempre giovanissime sono le ragazze in viale Tibaldi. Si coprono un po’ di più, per evitare l’ira del vicinato. «Qui ci abitano gli arabi, a loro non piacciamo. Sono clienti, vengono con noi, poi tornano a casa e chiamano la polizia», dice una ragazza in abito rosa. Con forte accento slavo, racconta di chiamarsi Chanel, di essere francese e di avere 21 anni. Sono sudamericane le ragazze costrette a prostituirsi nelle traverse di viale Renato Serra, a due passi da piazzale Lotto. Albanesi le giovani che aspettano clienti in viale Abruzzi, agli incroci con via Donatello e via Sansovino.
Una bionda fa il giro delle ragazze, dice loro qualche parola. «È qui da anni, ne avrà 30 – racconta una vicina, che la osserva muoversi sotto le finestre – ha cominciato battendo in strada, adesso lavora in appartamento e forse dà una mano ai papponi. Raccoglie soldi dalle più giovani, li infila negli stivali. Ogni volta che la vedo, bella, sorridente, penso alla vita da incubo che fa e che impone alle nuove arrivate».
Nelle chiacchiere online dei frequentatori abituali di prostitute, le ragazze da strada si chiamano ‘Otr’, abbreviazione di On the road. Sono contrazioni di parole inglesi anche le espressioni che riguardano le prestazioni. Così, nello scambiarsi giudizi sulle performance di questa o quella prostituta, i clienti evitano di chiamare le cose con il proprio nome. ‘Otr’ al posto di schiave in strada. ‘Loft’ per indicare ragazze sfruttate che ricevono in appartamento. ‘Rose’, in italiano, per parlare di euro. «Mi ha chiesto 40 rose, ho ottenuto 10», scrive in online un utente che si firma Capitan Findus, vantandosi dello sconto ottenuto. La ragazza è molto giovane, «freschezza garantita», assicura. Poi passa a raccontare nel dettaglio il rapporto orale consumato per strada. I principali forum, accessibili a chiunque digitando su Google il testo “’orum escort Milano’, ordinano le ragazze in base all’età, al prezzo, alla zona in cui le si possono trovare, in strada o in casa.
Nei siti web, le schede con fotografie delle ragazze sono ordinati in base al quartiere come gli annunci immobiliari. Sul principale sito web di escort, le zone in cui si concentrava il maggior numero di annunci di ragazze in appartamento sono Stazione Centrale, Centro, corso Buenos Aires e Porta Romana. «Il fenomeno della prostituzione in città è in trasformazione continua, seguendo la domanda – dice Valerio Pedroni, responsabile delle unità di strada dell’associazione Padri Somaschi – la presenza in strada è più visibile, ma l’espansione più preoccupante si ha negli hotel e negli appartamenti, nelle storiche case chiuse cittadine e in nuove zone».
La crisi economica ha conseguenze pericolose. «I clienti pagano meno, offrendo un extra solo se la ragazza accetta di fare sesso senza protezioni», spiega Pedroni. I Padri Somaschi nelle prossime settimane presenteranno la relazione annuale sulla prostituzione in città. Alcune tendenze si confermano rispetto al 2012. La maggior parte delle ragazze in strada provengono da Albania, Romania, Uruguay, Nigeria. Non cambia l’età media, che la ricerca 2012 fissò in 21 anni, come confermano le indagini che martedì scorso hanno portato al fermo di otto uomini, fra cui sette romeni, accusati di sfruttamento: tutte le ragazze avevano fra i 17 e i 24 anni.
«Le minorenni purtroppo sono numerose», dice Pedroni. Alcune per non subire le ritorsioni degli sfruttatori mostrano alle forze dell’ordine documenti di ragazze maggiorenni. Altre vengono avviate ai progetti di assistenza e recupero, come quello del Comune, che nell’ultimo anno ha garantito ospitalità e difesa legale a 102 persone vittime di schiavitù sessuale o ‘lavorativa’, fra cui 75 donne di cui circa 50 sono prostitute. Non conosce crisi il business dei centri massaggi a luci rosse dove le ragazze sono pagate 2mila euro al mese e i loro aguzzini guadagnano quattro volte tanto, come dimostrato da una recente inchiesta che ha portato a cinque arresti.
Quello che nell’ultimo anno è invece aumentato in modo considerevole è il numero di donne che in città si prostituiscono in appartamento a cifre anche superiori a 300 euro a prestazione, in concorrenza con i bordelli legali in Svizzera e Austria. «I siti web aprono e chiudono di continuo, intanto al fianco degli stabili che da sempre ospitano le prostitute, altri se ne scoprono  dice Pedroni  altro fenomeno in crescita sono le webcam girls». Nato come genere pornografico, quello delle ragazze che si filmano in pose sexy e caricano video in rete è diventato un strumento di promozione commerciale per le prostitute o per chi le sfrutta.

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