L’Altro Corriere

Dalle carte dell’inchiesta “Locomotiva” emerge l’orrore dell’attuale situazione in Libia, dove una giovane donna diventa un oggetto conteso, merce per un giro d’affari tra sfruttatori e trafficanti di esseri umani

LAMEZIA TERME A gennaio 2017 una ragazza nigeriana sotto sfruttamento, costretta a prostituirsi per le strade del quartiere di Sant’Eufemia, a Lamezia Terme, decide di ribellarsi. Ai carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme racconta la sua storia, racconta com’è cominciata la sua odissea, da quando è partita dal suo Paese a quando ha cominciato a vivere sui marciapiedi luridi vicino alla stazione. Racconta la vergogna, l’umiliazione, la paura, le minacce. Ma non era una storia solo sua, era anche la storia di tutte le ragazze che venivano sfruttate come lei da un’organizzazione criminale fermata grazie all’operazione “Locomotiva”, condotta dai militari di Lamezia e coordinata dalla Dda di Catanzaro. La storia raccontata dalla giovane emerge dalle carte del fermo emesso dai magistrati ed è speculare a quanto i carabinieri riscontrano nelle loro indagini. C’è l’aggravante della trasnazionalità nei reati che gli indagati avrebbero commesso. Perché lo sfruttamento delle giovani donne aveva inizio in Libia dove le vittime venivano avviate alla prostituzione nelle cosiddette connection house. Dalle indagini emergono anche i ben noti orrori della Libia, dove una giovane arriva, finisce in schiavitù, viene arrestata, venduta e contesa da gruppi rivali. Nel fermo dell’operazione “Locomotiva” c’è un capitolo intitolato «Il viaggio di Kemi» che di questi orrori è un caso emblematico. Leggi…

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