Corriere della Sera

di Alessandro Leogrande

Nella Puglia di un secolo fa la morte di un bracciante era considerata un evento naturale, come la grandine. Tale era il grado di sfruttamento, nel mondo che ha dato i natali a Peppino Di Vittorio, che le vite di chi la terra la lavorava sotto il controllo dei caporali apparivano meno importanti delle altre. In qualche modo, meno umane. Negli ultimi anni ci siamo accorti non solo che il caporalato ha continuato a infestare le nostre campagne, ma che i braccianti sono continuati a morire. Per la fatica, per il caldo, per le violenze dei caporali o semplicemente perché hanno provato a rinfrescarsi gettandosi nei vasconi per l’irrigazione…leggi

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