Donne nigeriane, sventato il rischio del rimpatrio e la consegna nelle mani dei trafficanti

La Repubblica

Grazie all’intervento di avvocati, attivisti e operatori sociali che si è evitato un rimpatrio collettivo, probabilmente già programmato dalle autorità italiane in accordo con l’ambasciata della Nigeria e con Frontex. L’operazione denunciata a Repubblica dall’Associazione A Buon Diritto e dalla cooperativa sociale Be Free

di GIACOMO ZANDONINI

ROMA – “Papa Francesco ha detto che respingere i migranti è un atto di guerra, per parafrasarlo direi allora che queste donne sono prigioniere di guerra”. Commenta così Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, la vicenda di 68 giovanissine nigeriane, sbarcate a Lampedusa e trasferite in pochi giorni, due settimane fa, al Centro di Identificazione e Espulsione di Ponte Galeria, nella periferia di Roma. Si tratta di ragazze sole, appena maggiorenni e provate da viaggi estenuanti, il cui destino rischiava di cambiare improvvisamente direzione, riportandole nel paese da cui erano fuggite.

Avvocati e attivisti in soccorso. E’ grazie all’intervento di avvocati, attivisti e operatori sociali che si è evitato un rimpatrio collettivo, probabilmente già programmato dalle autorità italiane in accordo con l’ambasciata della Nigeria. Un volo coordinato dall’agenzia Frontex, che le avrebbe riconsegnate nelle mani di aguzzini o portate comunque in situazioni di grande rischio. L’operazione è stata denunciata a Repubblica dall’Associazione A Buon Dirittoe dalla cooperativa sociale Be Free, che a Ponte Galeria svolgono attività di consulenza e informazione….leggi

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