La Repubblica

Cinque reportage narrativi svelano l’altra faccia del capoluogo barocco: storie di bambini difficili, imprenditori falliti ed esoterismo

Quando un corpo muta rapidamente, dimagrisce di colpo smanioso di una nuova bellezza, sulla pelle restano i segni di una trasformazione poco pianificata: smagliature, solchi, cicatrici. Lecce, in poco più di 15 anni, è passata da essere un’anonima città del Meridione a brand internazionale di turismo, arte, architettura, movida. Un brand di estetica e bellezza. E così sono aumentate anche le sue cicatrici, celate sotto una patina ricamata con barocco e barocchismi. Alzare quel velo significa scoprire una nuova città, lontana dalla narrazione da cartolina. Una città autentica, sporca, torbida, ipocrita, che lotta e grida riscatto. Prostituzione, immigrazione, nuove povertà, periferie, esoterismo e massoneria. Sono i cinque solchi, riuniti in cinque reportage narrativi che rappresentano un mosaico di storie umane. Come quella di Carletto, che da piccolo non voleva sbucciarsi le ginocchia giocando a pallone sulle strade terrose. Leggi…

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