La «TerraIngiusta» dei braccianti tra sfruttamento e diritti piegati

Corriere della Sera

REGGIO CALABRIA – «In Africa non vivevo così. Era difficile, ma una casa ce l’avevamo. Qui ci stiamo
abituando tutti a cose molte brutte». Abituarsi allo sfruttamento, alla durezza della vita, alla mancanza di
diritti, a sistemazioni abitative senza le più elementari condizioni igienico-sanitarie. Abituarsi alla bruttezza
del vivere quotidiano, della burocrazia, dell’impossibilità di accedere a cure sanitarie.
Per Assan, giovane trentenne della Costa d’Avorio, quella in cui vive è una «TerraIngiusta». E lo stesso vale
per Salongo, 24 anni, del Mali: «Io non solo malato. Io mi ammalo perché sono qui. Qui non c’è lavoro, non
ho una casa, questo posto è sporco e non posso mangiare e dormire bene. E poi, penso tutto il giorno al mio
permesso di soggiorno. Non so se me lo daranno e quando». Anche per lui la Piana di Gioia Tauro è una
«TerraIngiusta».
Le loro sono storie che chiedono diritti, dignità, legalità, lavoro. E, soprattutto, maggiore presenza delle
istituzioni. Le loro sono solo alcune delle tante storie che da dicembre 2016 a marzo 2017 i Medici per i
Diritti Umani (Medu) hanno incontrato in questa fetta della Calabria mentre giravano, per il quarto
anno consecutivo, per offrire assistenza socio-sanitaria nella tendopoli e nella fabbrica occupata di San
Ferdinando.
IL DOSSIER DI MEDICI PER I DIRITTI UMANI
Un team composto da una coordinatrice, un medico e due mediatori culturali ha girato a bordo di una clinica
mobile per i ghetti sparsi, collaborando anche con l’Azienda Sanitaria Provinciale. Ed ora, da
quell’intervento finalizzato a garantire una prima assistenza medica ed orientamento socio-sanitario, è nato il
nuovo rapporto «TerraIngiusta», presentato questa mattina presso il Comune di San Ferdinando. Leggi…

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