Lampedusa, fermato il ‘comandante’ L’antimafia ora indaga per tratta di esseri umani

Il Resto del Carlino

 

Lo chiamano anche “White man”, è tunisino. Secondo alcuni testimoni c’è lui “dietro l’incendio scoppiato a bordo.  Recuperati altri 27 corpi dal relitto, tra cui 9 donne e due bambini: il bilancio sale a 288. Si muove l’Europa: piano Frontex per salvataggi. Striscione choc frangia skin tifosi del Venezia

Lampedusa, 8 ottobre 2013 –  Lo chiamavamo il “Comandante”, o anche “White man”. Sarebbe l’uomo chiave del disastro del naufragio di Lampedusa. Ora l’hanno arrestato. Intanto, nonostante il maltempo, sono riprese stamani a Lampedusa le operazioni di recupero delle vittime del naufragio di venerdì scorso costato la vita a centinaia di extracomunitari, tra cui decine di donne e bambini. Anche ieri i sommozzatori sono entrati nella stiva del barcone, all’interno del quale erano stipate centinai di persone.

Dal giorno del disastro, i cadaveri recuperati sono 288, a fronte di 155 superstiti, e di un numero ancora imprecisato di dispersi. Domani sull’isola sono attesi il presidente della Commissione Europea Juan Manuel Barroso, e il ministro dell’Interno Angelino Alfano, che per la seconda volta dal giorno della tragedia sarà a Lampedusa.

 FERMATO LO SCAFISTA – La Procura di Agrigento ha disposto il fermo del presunto scafista del naufragio: è il tunisino Kaled Bensalam, di 35 anni, indicato da alcuni testimoni come il ‘comandante’ o anche “White man”, ’unico uomo non di colore a bordo. E’ indagato anche per naufragio e omicidio volontario plurimo.L’uomo avrebbe avuto un ruolo nell’incendio del peschereccio, affermano dei sopravvissuti eritrei sentiti dalla Procura. Già nell’aprile scorso l’uomo aveva fatto parte di un equipaggio di uno sbarco nell’isola delle Pelagie.Elementi non certi, tanto che la magistratura non gli contesta il reato di incendio.

L’incendio era stato appiccato, hanno confermato i sopravvissuti, per fare notare la presenza della nave alle autorità italiane, affinché li portassero a Lampedusa. Un testimone racconta di “avere visto il capitano versare benzina o gasolio su una coperta”, ma “non può dire che sia stato lui ad accendere”.

E’ certo che “si è incendiata una parte dell’imbarcazione e tutti si sono riversati verso prua e la barca si è ribaltata”. E un altro racconta: Non l’ho visto dare fuoco  ma ho sentito dire da molte persone che era stato lui involontariamente a dare fuoco al ponte dell’imbarcazione”.

Un terzo sopravvissuto ricostruisce così la dinamica dell’accaduto: “mi hanno chiesto un coltello” e “nel frattempo c’e’ stata una vampata che ha causato l’incendio a bordo. E in quel momento – ricorda – che ho visto il capitano, l’arabo piu’ grande, correre insieme a altre persone verso la mia direzione, a poppa”.

L’INCHIESTA – La Direzione distrettuale antimafia di Palermo, dopo un vertice con i pm di Agrigento, ha deciso di aprire un indagine per tratta di esseri umani. I pm di Agrigento continueranno a indagare perimmigrazione clandestina i superstiti, per favoreggiamento lo scafista tunisino fermato anche per omicidio plurimo e naufragio, mentre la Dda di Palermo indagherà sulla tratta di esseri umani. Acoordinare l’inchiesta saranno il procuratore aggiunto Maurizio Scalia e il pm. Geri Ferrara che hanno acquisito i verbali presi dagli immigrati superstiti sentiti come indagati di reato connesso, con l’assistenza del difensore, in quanto accusati di immigrazione clandestina. Nel fascicolo sono finiti anche i verbali di fermo dello scafista tunisino.

Le due Procure sentiranno tutte le persone informate sui fatti in incidente probatorio: il timore degli inquirenti e’ che i superstiti nei prossimi mesi lasceranno l’Italia e le loro dichiarazioni, quindi, vengono considerate come atti irripetibili.

RECUPERATI ALTRI CORPI – Altri 14 corpi sono stati recuperati dai sommozzatori nel peschereccio naufragato a Lampedusa. Si tratta di 10 uomini, 3 donne e un bambino. Con l’ultimo recupero il bilancio, ancora provvisorio è di 288 vittime.

Altri tredici corpi erano stati recuperati in mattinata. Si tratta di sei donne, sei uomini e un bambino.

KYENGE: RISPONDERE ALL’EMERGENZA – La situazione a Lampedusa è “critica” e “il compito del governo italiano è far fronte all’emergenza sull’isola e dare soluzioni concrete”, ha detto il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge in diretta a Radio 24. Kyenge ha riconosciuto che in merito alle operazioni di smistamento degli immigrati ci sono “molti problemi, anche burocratici, come il riconoscimento e l’identificazione”.

Il ministro ha ribadito la necessità di fare chiarezza: “Le persone che fuggono dalle zone di guerra – ha detto – si chiamano profughi e sono già protette da convenzioni internazionali, hanno diritto ad una protezione diversa” rispetto ai clandestini. “Queste persone – ha ricordato Kyenge – sono vittime della tratta di esseri umani, dobbiamo combattere la criminalità organizzata che si nutre di questo fenomeno. Bisogna spezzare la catena di trafficanti ma anche dare una risposta a chi fugge dalla guerra”.

“L’Italia aveva bisogno di una presenza più forte – continua il ministro – Dobbiamo far capire che le nostre frontiere sono anche le frontiere dell’Europa”. E ancora: “Un pimo risultato come Italia lo abbiamo ottenuto con la vista di Barroso domani a Lampedusa”. Sui fondi stanzati dall’Unione europea, il ministro ha sottolineato che le “risorse devono essere rafforzate per le politiche di integrazionema anche per migliorare sistema di pattugliamento e di controllo del mediterraneo”.

UE: OPERAZIONE FRONTEX – Lanciare nel Mediterraneo una grande operazione Frontex per il salvataggio di chi si trova in difficoltà: è la proposta che il commissario Ue per gli affari interni Cecilia Malmstrom presenterà oggi ai ministri europei a Lussemburgo. Ai ministri il commissario chiederà distanziare le risorse necessarie per rendere operativa questa operazione, da estendersi da Cipro fino alla Spagna. “Chiederà un chiaro impegno politico”, ha precisato il portavoce della commissaria, Michele Cercone a Radio Anch’io.

VENEZIA, STRISCIONE CHOC ULTRA’ – “Dopo Lampedusa? A casa tua!”. E’ lo slogan choc, riferito alle vittime del naufragio, scritto su uno striscione firmato ‘Fronte Veneto Skineads’ trovato dalla Digos di Venezia nel corso delle perquisizioni eseguite oggi nell’ambito di un’inchiesta su due gruppi di ultrà della squadra lagunare, di estrema destra ed estrema sinistra. Secondo gli investigatori lo striscione era destinato ad essere esposto in qualche manifestazione sportiva. Il Venezia calcio milita nella prima divisione della Lega Pro.

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