La Repubblica

 

VLADIMIRO POLCHI

«Giovanissima, disinibita. Tante curve e fantasie». L’ annuncio, intitolato “80 voglia”, fa bella mostra di sé
sul sito roma.bakecaincontrii.com. Impossibile risalire all’ età della ragazza, anche se dalla foto pare più una
ragazzina. È il pianeta sommerso delle baby-squillo, il regno dello sfruttamento 2.0. Perché oggi i “pezzi” più
pregiati, sul mercato dei corpi in vendita, sono le minorenni. Le più giovani? Le trovi in Calabria, Marche,
Abruzzo, Veneto, Campania e Lazio. «Il web ha un potenziale lesivo enorme – conferma Elvira D’ Amato,
vicequestore aggiunto del centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia on line della Polizia postale
e delle comunicazioni – la rete è senza confini, per questo abbiamo un centro nazionale che raccoglie tutte le
informazioni provenienti da internet. La prostituzione minorile e il suo sfruttamento può avvalersi della rete,
anche se il nostro lavoro non parte da qui: parte dalla pedopornografia, cioè dall’ adescamento on line, che
poi può pure sfociare in forme di prostituzione». L’ escalation classica è la seguente: «Il pedofilo conquista la
fiducia del minore sui social network con piccoli regali, come le ricariche telefoniche, e in cambio chiede
foto. Il processo di fidelizzazione prosegue con i video e il sesso via webcam. Quindi può scattare il ricatto:
“Se non ci incontriamo pubblico le foto su internet”». Da qui il passo a un rapporto sessuale è breve e si può
arrivare anche allo sfruttamento della prostituzione. «Con la rete tutti i passaggi sono velocissimi e l’
esposizione al pericolo dei minori cresce. Per questo – precisa D’ Amato – è importante la prevenzione:
filtriamo i siti con contenuti pedofili e forniamo ai provider una black list per la navigazione protetta». Un
altro fronte è «quello dei siti con foto professionali di bambini in abiti sexy e atteggiamenti ammiccanti:
nulla di incriminabile, ma, dietro la promessa di un book da modella, le indagini hanno portato alla luce
anche forme di sfruttamento sessuale». Quante sono le baby-prostitute in Italia nessuno lo so. Si va dalle
stime prudenti del consorzio Parsec (45mila prostitute, 7% minorenni), a quelle del gruppo Abele: 70mila
sex workers, 20% minorenni. Non tutte sono sfruttate e non tutte si vendono per “fame”. Pino Gulia,
vicepresidente di Slaves no more onlus, ricorda una vecchia ricerca dell’ Istituto di epidemiologia della
Regione Lazio sulla prostituzione, «dove emergeva un sorprendente numero di giovani, che si vendevano nei
quartieri della Roma bene». Oggi questo mercato si affida al passaparola o ai siti di annunci economici, dove
nascondere l’ inserzione di un minoreè più facile, rispetto ai tradizionali portali di escort. La prostituzione
minorile ha anche a che fare con la tratta dei migranti. Stando al dossier “Piccoli schiavi invisibili” di Save
the Children, 21.795 vittime di tratta (1.171 minori) sono state assistite in Italia dal 2000 al 2012. Principali
paesi di origine? Nigeriae Romania. La maggioranza delle ragazze vittime di sfruttamento sessuale ha un’ età
compresa tra i 16 e i 18 anni. Ma in Calabria, Marche, Abruzzo, Veneto, Campania e Lazio si segnala anche
la presenza di ragazze tra i 14 e i 16 anni. Quelle molto piccole, sottoi 14 anni, sono raramente presenti su
strada. I luoghi di sfruttamento si sono infatti moltiplicati, come denuncia il rapporto Caritas-Coordinamento
nazionale delle comunità di accoglienza. Oggi chi si prostituisce (soprattuttoi minori) lo trovi non solo su strada e nei classici luoghi al chiuso (appartamenti, night club), ma anche in aree di grande transito: stazioni ferroviarie e centri commerciali.

 

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