Murgia, duemila braccianti per raccogliere pomodori ecco l’esercito «invisibile»

La Gazzetta del Mezzogiorno

Cosimo Forina

Spinazzola Senza solidarietà domina il caporalato. E qui l’illegalità ha vinto: per complicità, sottomissione e indifferenza. C’è un mondo di invisibili ridotti in schiavitù che spinti dalla necessità del lavoro è disposto ad accettare condizioni disumane.E’ il popolo dei braccianti agricoli migranti, braccia per lo più di giovani del Burkina Faso, Mali, Costa D’Avorio, Ghana e Sudan, arrivati in quasi duemila anche quest’anno per la raccolta del pomodoro e non solo. I più hanno trovato sistemazione nel villaggio in abbandono di Borgo Boreano a confine tra Palazzo San Gervasio e Venosa ribattezzato «Il Ghetto».

Altri, sono sparsi in masserie diroccate o nei casolari di campagna, anche di Spinazzola, circa 500, i pochi ancora in piedi dopo l’ordinanza del sindaco del 2011 che così intendeva attuare la sua azione di respingimento: senza corrente elettrica, servizi igienici, acqua potabile.

Per gli «invisibili» tutto ha un costo. Per essere portati sui campi dove spaccarsi la schiena dall’alba al tramonto: 5euro. Per una tanica in plastica, contenitori di prodotti chimici agricoli, in cui poter tenere l’acqua da bere: dai 3 ai 5euro. Per ricaricare la batteria del telefonino: dai 10 centesimi ad un euro. Per una improvvisa corsa in ospedale: dai 10 ai 15euro. Le braccia, i lavoratori migranti, sono approdate qui poco prima del 15 agosto per ripartire a metà ottobre, provenienti da Nardò (Le) dove hanno raccolto angurie.

Caricati come bestie da soma in quindici-venti su furgoni senza finestrini sono già stati usati nella raccolta delle cipolle tra Margherita di Savoia, Zapponeta e Chieuti. Ore estenuanti di viaggio, senza conoscere la meta. Ed ora è la volta del pomodoro, dei peperoni, poi ci sarà la raccolta degli agrumi a Rosarno (Reggio Calabria) e per gli stessi schiavi impegnati nel raccolto della patata novella a Cassibile una frazione di Siracusa, il girone infernale sembra non avere fine. Per loro non ci sono diritti, assistenza, se non quella offerta dal volontariato.

L’unica legge da rispettare è quella imposta dal caporale che paga 3,50euro a cassone pieno di pomodori per incassarne 6 dall’agricoltore. Un giro di affari vertiginoso nella più totale illegalità.

Il calcolo medio del 2011 ha rilevato che su 600 ettari coltivati a pomodoro a Palazzo San Gervasio gli agricoltori hanno pagato circa 1.600.000 euro per la raccolta, di questi ben 700mila sono finiti nelle tasche del caporale, dei suoi sottotenenti e di chi sfrutta all’interno del gruppo dei lavoratori i suoi stessi concittadini. Trecento gli ettari di pomodoro quest’anno a Spinazzola. Strane cose succedono nei campi, si denuncia a filo di voce, se si vuole fare di testa propria, senza passare dal giogo del caporale può succedere di tutto. Già strane cose. E di persone scomparse, come il ritrovamento di qualche cadavere non è di certo mancato sulla terra di nessuno.

La mappatura degli ettari coltivati a pomodoro anche quest’anno tra la provincia di Potenza e quella di Barletta-Andria-Trani ben potrebbe indicare la forza lavoro necessaria alla raccolta dell’oro rosso. Ed invece le assunzioni regolari sono bel al disotto di ogni parametro matematico.

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