Olio di palma, Amnesty denuncia: dietro i marchi più noti diritti umani calpestati

La Repubblica

L’organizzazione umanitaria ha indagato sulle piantagioni indonesiane del gigante Wilmar, sede a Singapore e fornitore di nove multinazionali. Scoprendo che donne e bambini lavorano in condizioni durissime, per una paga misera e sono esposti a pesticidi tossici. Mentre Colgate, Nestlé o Unilever dicono ai consumatori che tutti i loro prodotti provengono da coltivazioni sostenibili

LA NOTIZIA di oggi non sono i ratti che hanno invaso i milioni di ettari di piantagioni di palma da olio nel Sud del mondo, perché ghiotti dei datteri rossastri da cui si estrae il grasso vegetale. Né lo è la conseguente invasione di cobra e altri serpenti velenosi, a loro volta ghiotti dei ratti. No, stavolta la notizia è la pubblicazione di un rapporto di Amnesty International dal titolo eloquente, Il grande scandalo dell’olio di palma: violazioni dei diritti umani dietro i marchi più noti, in cui si denuncia il lavoro forzato delle donne, lo sfruttamento dei minori e soprattutto l’indifferenza delle multinazionali che usano l’olio di palma per i loro prodotti, siano essi cosmetici o merendine. Il rapporto è il risultato di un’indagine sulle piantagioni dell’Indonesia appartenenti al più grande coltivatore mondiale di palme da olio, il gigante dell’agro-business Wilmar, che ha sede a Singapore e che è il fornitore di nove aziende mondiali: AFAMSA, ADM, Colgate-Palmolive, Elevance, Kellogg’s, Nestlé, Procter & Gamble, Reckitt Benckiser e Unilever… Leggi

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