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Human trafficking significa traffico di esseri umani: crimine contro l’umanità di dimensioni colossali, del quale la gran parte di noi è solo distrattamente consapevole. Trasporto e turismo sono coinvolti direttamente in questa moderna tratta degli schiavi, che per la malavita organizzata internazionale vale poco meno della droga. Ne ha parlato a Rimini Marco Benincasa, country manager di Sabre, prima impresa globale del suo settore ad assumere un massiccio impegno di contrasto con il suo progetto Passport to Freedom. Con Benincasa sono intervenuti Jasmine Abo Loha, coordinatrice in Italia di Ecpat, e Danilo Cruzi di Idee per Viaggiare, il primo t.o. italiano ad affiancare attivamente l’impegno di Sabre Holdings.

 

27 milioni di schiavi nel mondo
I numeri sono spaventosi: 27 milioni di persone nel mondo ora vivono in schiavitù, la gran parte rapite dai Paesi più poveri per essere vendute, letteralmente, in quelli più ricchi, destinate allo sfruttamento sessuale o al lavoro coatto nell’edilizia, nell’agricoltura, nel lavoro domestico, ma anche nei centri benessere, costretti all’accattonaggio e alle vendite porta a porta. «Accade anche all’interno di una stessa nazione – ha spiegato Benincasa – accade ovunque, agli adulti come ai minori abbandonati o scappati di casa, perché questi commercianti spesso non sembrano neppure l’orco bavoso delle favole».

 

Il trafficking cresce in questi anni perché masse enormi di persone sono risucchiate nella miseria dalla recessione globale, dai disastri naturali, da disordini politici e dalle guerre che generano grandi migrazioni disperate. «In America Centrale – ha riportato Benincasa – in questo commercio spregevole il 55% delle vittime sono donne e bambini. Una bambina di 12 anni in Messico costa tra 100 e 200 dollari, poi in Argentina “ne frutterà” quasi 400 al giorno, un ‘ritorno’ senza confronti con qualsiasi altro commercio. In Venezuela 40mila bambini sono sfruttati sessualmente, l’Interpool stima che 35mila persone l’anno vengano trafficate dalla Colombia verso l’estero. L’Unicef valuta che due milioni di bambini ogni anno patiscano una forma di schiavitù, più di quando lo schiavismo era parte legale dell’economia umana. Un grande mercato, dove alla domanda di chi considera merce gli esseri umani risponde l’offerta di coloro che li riducono in schiavitù». E se le vittime non chiedono aiuto è perché non ci riescono, costretti da una coercizione fisica e psicologica.

 

Passaporto per la libertà: prima la consapevolezza
Contro tutto questo Sabre – con la sua operazione Passport to Freedom – si pone come catalizzatore e coordinatore di azioni di contrasto, prima impresa globale della tecnologia del turismo firmataria del Codice di Condotta di Ecpat. «Così – ha detto Benincasa – ora offriamo ai nostri clienti, fornitori e partner l’opportunità di affiancarci in questa guerra. E ne parliamo qui in fiera perché il turismo è industria globale e pervasiva, e per definizione il traffico di esseri umani utilizza il trasporto, dunque noi, che in quest’industria lavoriamo, spesso siamo inconsapevolmente partecipi».

 

E poiché in queste cose la consapevolezza è la base di tutto, l’impegno di Sabre si realizza anzitutto in informazione e didattica: «Qualcosa si deve fare – ha affermato Benincasa – bisogna educare, collaborare e promuovere il contrasto al trafficking». Educare significa anzitutto formare i 12mila dipendenti di Sabre Holdings, e sollecitare clienti e fornitori perché sottoscrivano il codice di Condotta Ecpat. Ci sono anche le borse di studio per le vittime salvate, a sostegno di un reinserimento sempre faticoso, «e contro il bisogno drammatico che non lascia scelta». Promuovere infine vuol dire fare lobby per l’introduzione di nuove leggi di contrasto al trafficking.

 

Riconoscere, segnalare
Educare significa anche insegnare ai passeggeri come riconoscere un caso di trafficking. Perché l’orrore viaggia in aereo e in nave, si incontra nei porti e in aeroporto: ragazze tatuate sul collo con un codice a barre, ragazzini accompagnati da adulti che non li lasciano rispondere alle domande della polizia di frontiera e che chiaramente non sono loro parenti. «Ma non bisogna esporsi – ha raccomandato Benincasa – basta segnalare subito il caso a un numero verde al quale risponde h24 e 365 giorni l’anno un’unità di polizia specializzata, in qualsiasi Paese del mondo. Insieme contro tutto questo si può fare la differenza, l’importante è scegliere di farla, di assumercene la responsabilità» (in Italia il numero è 800 290 290).

 

Accelerazione esponenziale
Anche perché il trafficking accelera a ritmo esponenziale: «Quando l’Ecpat è nata – ha spiegato Jasmine Abo Loha – capitava solo nel Sud-Est Asiatico, ora solo in Italia si stimano tra 9 e 10mila bambini in schiavitù, costretti alla prostituzione, all’accattonaggio e alla mircocriminalità. Ma qui abbiamo una delle migliori leggi del mondo contro il trafficking, bisogna farla applicare. Per questo noi siamo impegnati a 360 gradi, formiamo gli operatori dedicati al recupero delle vittime, lavoriamo con le istituzioni. Ma ci serve la partecipazione attiva dei cittadini e delle aziende consapevoli della loro responsabilità sociale, che sono i nostri principali alleati. Non serve fare gli eroi, basta non voltarsi dall’altra parte».

 

Non si volta dall’altra parte Idee per Viaggiare, il tour operator di Danilo Curzi, che per primo in Italia ha risposto all’appello di Sabre Holdings. «Sono orgoglioso di questo impegno – ha detto Danilo a Rimini – da 20 anni facciamo cose di cui non parliamo: la casa ricostruita in Sri Lanka dopo lo tsunami, e quella costruita in Brasile. Anche stavolta siamo pronti. Nei nostri 100mila cataloghi pubblicheremo informazioni sul fenomeno e sul contrasto al trafficking, con tutti numeri verdi da chiamare». In più Danilo porterà il messaggio di Sabre e di Ecpat in Astoi, nel suo ruolo di consigliere nazionale.

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