Perugia, racket della prostituzione 150 ragazze schiave in strada

Il Messaggero

di Luca Benedetti

PERUGIA Evelin si inginocchia. Sotto alla piccola alla statua della Madonna e ai piedi dell’arcivescovo Bassetti.
Mezzanotte è passata da mezz’ora e nel piazzale a due passi dal Palaevangelisti, a pian di Massiano, sessanta volontari sfidano la notte perugina. Quella fatte di ragazze- schiave per il sesso in strada. Il via vai di auto si interrompe per poco. I clienti girano al largo. Giusto il tempo del rosario e delle parole del coraggio. E del balletto di Evelin. Due figli, una vita da incubo e centomila euro da portare nella tasche della madama per liberarsi dalle strade del sesso a pagamento. Lei si è liberata grazie alla caparbietà dei volontari della Comunità Papa Giovanni XXIII
Sabato notte il Gruppo Go’el seguito da don Aldo Bonaiuto e l’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (fondata da don Oreste Benzi) hanno organizzato fiaccolata e rosario per le vittime della tratta e della prostituzione. C’era Evelin, giovane nigeriana, ma anche altre ragazze che sono riuscite a rompere le catene della schiavitù, fatta di promesse di un lavoro in Italia, raggiri e riti voodoo per tenerle in catene. Il racconto di Nancy, una delle ragazze salvate, gela il sangue: «Dovevo portare ottocento euro a sera ai miei sfruttatori. I clienti mi sputavano addosso e una volta mi hanno buttato nuda da un’auto….».
Don Aldo Buonaiuto da anni scende in strada per difendere il diritto alla vita di quelle ragazze, per liberarle dalle catene della schiavitù. «Non chiamatele prostitute- dice alla fine della fiaccolata e della recita del rosario- perché sono schiave. Per riscattarsi devono portare, con gli incassi, a chi le sfrutta, tra i settanta e i centomila euro. Dopo anni di vita in strada sono donne distrutte, con grandi problemi psicologici. Chiediamo alle istituzioni un atto di giustizia. Ai perugini dico di fermarsi, e di vergognarsi. Quante sono? Di schiave in strada a Perugia ce ne saranno 150». Don Aldo non usa giri di parole, va dritto al cuore. Trova la sponda dell’arcivescovo Gualtiero Bassetti che arriva da solo a Pian di Massiano. Si unisce alla preghiera, abbraccia le ragazze che si sono salvate, benedice il rosario che una gli porge. «Queste ragazze sono un segno. Il segno- dice il presule ai volontari che stanno in cerchio nel parcheggio del Palaevangelisti-della nostra ipocrisia».
Bassetti ricorda l’incontro avuto, con gli altri vescovi dell’Umbria, qualche giorno fa in Vaticano, con Papa Francesco: «Al Santo Padre ho anche raccontato i problemi della nostra Diocesi. Lui ha ascoltato con grande attenzione e mi ha riposto di non abbandonare le persone e che ci dobbiamo occupare di tutti».
Bassetti non si è tirato indietro. E sabato notte a pian di Massiano è sceso in strada a fianco della ragazze vendute e comprate che hanno trovato un aiuto per rompere il dolore della schiavitù.
L’ORDINANZA L’iniziativa della fiaccolata e del rosario contro la tratta e la prostituzione è arrivata all’undicesima edizione. E ha fatto da prologo all’ordinanza del Comune che entrerà in vigore il primo maggio (fino a ottobre) delineando la zona rossa in cui i clienti che saranno sorpresi, in auto, a fermarsi con le schiave del sesso, verranno multati di 450 euro. Le vie che saranno oggetto dei divieti sono via Settevalli, viale del Percorso verde, rotatoria M.Jones, via Cairoli, via Francesco Alunni Pierucci, via Ettore Ricci, via Trasimeno Ovest, via del Macello, via Spagnoli, via Simpatica, via 28 marzo, via Fracassini, via Cicioni, via Fratelli Ceci, via Migliorati, via Piermarini, via Sacconi, via Olmo e strada Colle della Trinità. Il provvedimento è stato preso per «tutelare la sicurezza urbana», e vieterà l’«intrattenersi con soggetti dediti al meretricio».

 

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