Reggio Emilia, interpreti e mediatori: «Così salviamo le lucciole»

Gazzetta di Reggio

Via Turri, parla una delle operatrici che tentano di aiutare le prostitute nigeriane: «Sono in mano al racket,
offriamo loro visite mediche e sostegno psicologico»di Leonardo Grilli
REGGIO EMILIA. Si chiama “Rosemary”, dal nome di una prostituta nigeriana uccisa a Reggio Emilia
ormai venti anni fa. È il progetto che, in collaborazione con la rete regionale “Oltre la strada”, ha l’obiettivo
di sottrarre alla tratta le donne vittime di sfruttamento. E che, in tutto questo tempo, ne ha salvate oltre
duecento.
Si articola su due livelli, un’unità di strada e un percorso di accoglienza e protezione per chi sceglie di
cambiare vita. E Laura Boni, membro della cooperativa modenese Caleidos, è una di quelle operatrici che di
notte, in vari quartieri della città, va a parlare e aiutare le lucciole reggiane. È lei che ci racconta di un mondo
molto cambiato da un anno a questa parte, con l’ingresso preponderante delle africane nel racket della
prostituzione. Leggi…

 

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