“Terraingiusta”, il dossier che svela lo sfruttamento dietro il made in Italy

La Repubblica

Medici per i diritti umani ha tracciato la mappa della vergogna nelle campagne italiane tra schiavismo e crisi umanitaria. Ad esserne colpiti sono lavoratori regolari e rifugiati, gli irregolari sono una netta minoranza. Il fallimento della Legge Rosarno

di RAFFAELLA COSENTINO

 ROMA – A tre settimane dall’apertura dell’Expo, il quadro di come viene prodotto gran parte del made in Italyagroalimentare descritto dal rapporto “Terra Ingiusta” dell’associazione Medici per i diritti umani (Medu) è da “crisi umanitaria”. Estate, autunno, inverno e primavera, cambiano le stagioni ma non la condizione di sfruttamento dei lavoratori migranti in agricoltura. Per undici mesi il camper di Medu si è spostato da Rosarno alla Campania, dalla Basilicata alla Puglia per mappare i luoghi della vergogna in cui sono costretti a vivere i braccianti e per fornire una prima assistenza medica con orientamento socio-sanitario.
Migranti regolari e rifugiati. Il primo dato importante è che contrariamente a quanto si crede, la stragrande maggioranza dei migranti intercettati nelle campagne a lavorare sotto i caporali ha un permesso di soggiorno regolare, cioè non si tratta dei cosiddetti “clandestini”. Il rapporto “Terraingiusta” smonta il falso immaginario che lega lo sfruttamento al fenomeno dell’immigrazione illegale. Al contrario si tratta di persone con i documenti in regola per lavoro oppure si tratta di rifugiati, finiti nella morsa dello sfruttamento e dello schiavismo moderno. “La percentuale di migranti in condizione di irregolarità è risultata trascurabile nell’Agro Pontino e nel Vulture Alto Bradano; ridotta a non più di un quarto dei migranti assistiti nella Piana del Sele e nella Piana di Gioia Tauro” spiega il team Medu, che ha intervistato 788 migranti….leggi

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