Torino, costrinsero Lea a prostituirsi: condannati a 11 anni e 5 mesi per «riduzione in schiavitù»

Il Corriere

L’uomo e la donna ingannarono la 18enne moldava: la portarono in Italia con la prospettiva di fare la
badante e la obbligarono a prostituirsi giorno e notte
di Elisa Sola
Undici anni e cinque mesi di pena per coloro che la «ridussero a schiava», il pagamento di una provvisionale
di 50mila euro e l’obbligo al risarcimento in sede civile. È finita così, in primo grado, la storia di Lea,
ragazza moldava che a 18 anni fu costretta ad emigrare in Italia e a prostituirsi senza preservativo «per
guadagnare di più». Una tortura di cui pagherà le conseguenze per tutta la vita, perché ha il virus dell’Hiv.
Oggi la fanciulla, dopo un periodo in una comunità protetta, studia italiano e si sente pronta per iniziare una
vita normale, con un lavoro, nei limiti di quanto la sua condizione fisica le permette.
Una sentenza importante
«Ora trovo la fiducia per andare http://farmaciaitaly.com/viagra.html avanti», ha detto al suo avvocato, Rossella Benedetti, che le ha telefonato da
Torino dopo la pronuncia. La corte d’Assise presieduta da Pietro Capello ha espresso, lunedì 3 aprile, una
sentenza che contribuirà a tracciare una strada. Non solo perché è stato accertato che gli aguzzini di una delle
molte ragazze dell’Est costrette a vendersi nel nostro Paese è una «schiava», oltre che una prostituta non
consenziente. E questo accade davanti a una corte d’Assise, mentre di solito procedimenti del genere
finiscono in abbreviato. Non soltanto perché la pena stabilita è considerata rilevante, ed è maggiore rispetto a
quanto chiesto dalla pm Livia Locci (10 anni per lui, 7 per lei). Ma anche perché, come precisa l’avvocato di
parte lesa, Rossella Benedetti, «era da anni che non ottenevamo pronunce di questo tipo, come se si fosse
persa una certa attenzione e sensibilità verso le ragazze dell’Est». Leggi…

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