Trattate male: un esempio di graphic novel, anzi graphic journalism

lavocedinewyork.com

Marco Pontoni

La storia parte dall’iniziazione alla prostituzione di una delle vittime della tratta. E non è inventata. Trattate male è un fumetto, anzi, una graphic novel, anzi, graphic journalism: un genere che non sostituisce ma affianca stampa e radio-tv, per chi non rinuncia a raccontare la cronaca

Benin City, Nigeria. In una casa si sta svolgendo un rito. Una sacerdotessa, una maman, fa ripetere ad una ragazza una serie di frasi, come: “Se mi viene in mente di scappare, il dio di notte e il dio di Isango mi uccideranno”. O anche: “Se mi viene in mente di portare queste persone che mi hanno comprato dai carabinieri, il dio di notte e il dio di Isango mi uccideranno”.

Non ci vuole molto a capire qual è la situazione: l’iniziazione di una delle tante ragazze che gli organizzatori della tratta si apprestano a portare in Europa per farla prostituire. Detta in maniera un po’ più sofisticata, vediamo l’utilizzo di un sapere tradizionale, legato alla magia (ma questa magia è davvero parte della tradizione? Forse no, forse è semplicemente il suo uso strumentale) per rafforzare e legittimare una pratica del tutto contemporanea, inserita nei circuiti della criminalità globale.

 

Ho scritto vediamo perché in effetti non stiamo parlando di un romanzo o un saggio, ma di un fumetto, pur se con una lunga appendice scritta: Trattate male, pubblicato dalla Round Robin editrice di Roma, interessante esempio di graphic novel, ma potremmo anche chiamarlo grapich journalism, dal momento che la storia non è inventata….leggi

Menu