Una missionaria: “In Sinai migranti torturati per estorcere riscatti”

La Stampa

La testimonianza di Suor Azezet Kidane: si tratta di profughi africani che vengono rinchiusi dai trafficanti in
almeno quindici campi di prigionia
«Nel Sinai esistono almeno 15 campi di prigionia dove un gran numero di migranti, dopo essere stati rapiti,
vengono rinchiusi e sistematicamente torturati da trafficanti che chiedono alle famiglie riscatti di decine di
migliaia di dollari. Nella stragrande maggioranza sono africani di un’età compresa tra i 10 e i 30 anni».
È una frase shock, che lascia poco spazio all’immaginazione e riporta con violenza l’attenzione sugli infiniti,
insospettabili aspetti drammatici che caratterizzano i cosiddetti ‘viaggi della speranza’. A pronunciarla è
Suor Azezet Kidane, una missionaria comboniana eritrea in servizio in Palestina, da anni impegnata come
attivista di Medici per i Diritti Umani-Israele (PHR-Israel). È lei, incaricata di svolgere il penoso compito di
raccogliere le testimonianze dei profughi al confine tra Sinai e Israele, che squarcia il velo su una delle
questioni più inquietanti del fenomeno delle migrazioni forzate. «Quando sono arrivata qui alla fine del 2010
il responsabile della ONG con cui collaboro, mi ha chiesto se potevo intervistare tutti i nuovi migranti che
arrivavano in Israele. Grazie alla mia conoscenza dell’amarico, il tigrino, l’arabo e l’inglese, riuscivo a
parlare con centinaia di persone e documentare quello che avevano subìto prima di giungere qui. Tutti i
migranti, in gran parte eritrei, sudanesi, ivoriani e nigeriani, riferivano di trattamenti di una crudeltà estrema,
avevano segni indelebili sul corpo, erano terrorizzati, rifiutavano il contatto e, nel caso delle donne,
chiedevano molto spesso di abortire. Capimmo subito che stava avvenendo qualcosa di terribile».
Da quel momento in poi, varie ONG, a cominciare da PHR-Israel, hanno iniziato un’attività sistematica di
ricostruzione delle vicende che i migranti riportavano, hanno mappato i centri di detenzione e tortura,
riuscendone a individuare 15 sparsi nella Penisola del Sinai, e impostato un grande lavoro che punta al
recupero medico-psicologico delle vittime e a una sempre più diffusa awareness del fenomeno in Israele e
nel mondo. Leggi…

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